L’altra metà del pedale: perché il futuro del Ciclismo Sostenibile passa per l’empowerment femminile

Il Manifesto del Ciclismo Sostenibile non è solo una carta di intenti ambientali, ma un impegno per un’equità sociale che permetta a chiunque di scegliere la bicicletta. Tuttavia, i dati internazionali ci pongono di fronte a una realtà innegabile: esiste un profondo “gender gap” nella mobilità ciclistica. Analizzando il report “Empowering Women to Cycle”, emerge con chiarezza che la transizione verso una mobilità davvero circolare e sostenibile non può prescindere dal mettere le donne al centro della progettazione urbana.

I numeri del divario

In molti Paesi, le statistiche raccontano una storia di squilibrio. In Irlanda, ad esempio, solo l’1,3% delle donne dichiara di usare la bici per i propri spostamenti, contro il 3% degli uomini. Il dato più allarmante riguarda le nuove generazioni: se alle scuole primarie i maschi pedalano il doppio delle femmine, nelle scuole secondarie il rapporto sale a dieci a uno.

Questo divario non è una scelta naturale, ma il risultato di barriere strutturali e culturali che il nostro Manifesto mira ad abbattere.

Cosa ferma le donne? Sicurezza e complessità quotidiana

L’analisi evidenzia che per le donne la sicurezza non è un concetto astratto, ma un impatto profondo sulla mobilità quotidiana. Tra i principali fattori che scoraggiano l’uso della bicicletta troviamo:

  • Infrastrutture carenti: Strade insicure, incroci pericolosi e traffico veloce sono ostacoli per quasi la metà delle intervistate.
  • Responsabilità domestiche: Il cosiddetto “carico di cura” (fare la spesa, accompagnare i figli) rende la bici meno attraente se non supportata da soluzioni logistiche come le cargo bike o una migliore integrazione con i trasporti pubblici.
  • Fattori personali e sociali: La paura di molestie, la mancanza di illuminazione stradale e persino la percezione che il ciclismo sia uno sport “per uomini” e non un mezzo di trasporto quotidiano per “persone come loro”.

Oltre l’infrastruttura: verso un cambiamento culturale

Il report suggerisce che per rendere il ciclismo un’opzione reale, dobbiamo cambiare non solo le strade, ma la cultura. Ecco i pilastri per un’azione coerente con il Manifesto:

  1. Co-progettazione: Le prospettive femminili devono essere integrate nella pianificazione. Aumentare il numero di donne che lavorano nel settore dei trasporti è fondamentale per progettare spazi che rispondano a esigenze reali.
  2. Identità e rappresentazione: Abbiamo bisogno di modelli. Promuovere ambasciatrici del ciclismo quotidiano aiuta a scardinare l’idea che la bici sia solo performance sportiva, rendendola uno strumento di libertà per ogni donna nella sua comunità.
  3. Sicurezza integrata: Non basta una pista ciclabile; servono percorsi ben illuminati, connessi e protetti, che facciano sentire la ciclista sicura in ogni ora del giorno.

La bicicletta come strumento di libertà

Le donne intervistate nel report concordano su un punto: andare in bicicletta è piacevole (76%) e rappresenta un’opportunità per integrare l’esercizio fisico nella vita funzionale di ogni giorno.

Il Manifesto del Ciclismo Sostenibile si impegna a trasformare questa potenzialità in realtà. Perché una città che è sicura e accogliente per una donna in bicicletta, è una città migliore, più sostenibile e più umana per tutti. Il futuro viaggia in sella, e deve avere il volto di ognuna di noi.

(Credits photo Aurora Bandinelli)